La diocesi di BG

da https://it.wikipedia.org/wiki/Diocesi_di_Bergamo

“La diocesi di Bergamo è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell’arcidiocesi di Milano appartenente alla regione ecclesiastica Lombardia. Nel 2015 contava 930.000 battezzati su 995.323 abitanti, corrispondenti al 93,4% del totale. È attualmente retta dal vescovo Francesco Beschi. Il santo patrono della città e della diocesi è sant’Alessandro. (…) I confini occidentali della diocesi hanno una precisa radice storica, corrispondendo al confine internazionale fra la Repubblica di Venezia e la Lombardia austriaca in vigore nel 1787(…)

La diocesi fu eretta con ogni probabilità nel IV secolo. Primo vescovo storicamente documentato è un anonimo (forse Dominatore), terzo vescovo della diocesi, che fu consacrato dal vescovo di Milano sant’Ambrogio.

Nel Medioevo Bergamo ebbe due cattedrali: sant’Alessandro e san Vincenzo. Quest’anomala situazione, attestata già nel IX secolo, produsse per secoli dissidi tra i due capitoli, finché nel 1561 i veneziani distrussero per esigenze militari l’antica cattedrale di Sant’Alessandro. All’inizio del XVII secolo il vescovo Giovanni Emo riunì i canonici e infine il vescovo san Gregorio Barbarigo ottenne da papa Innocenzo XI la bolla Exponi nobis del 18 agosto 1697, che stabiliva un’unica cattedrale, dedicando a sant’Alessandro quella che era stata san Vincenzo.

Le indicazioni del Concilio di Trento trovarono a Bergamo immediata applicazione: il seminario diocesano vi fu istituito dal vescovo Federico Cornaro il 1º ottobre 1567; si trattava del settimo seminario in Italia e nel mondo. Fu trasferito in diversi edifici nel 1572, poi ancora nel 1821 e negli anni sessanta.”

 

IL CASH DELLA DIOCESI da http://www.bergamopost.it/occhi-aperti/la-diocesi-le-banche-quei-benedetti-soldi/

La situazione attuale della diocesi dal punto di vista economico-finanziario è seria: i soldi escono, ma hanno smesso di entrare. La diocesi mette a disposizione delle famiglie bergamasche in difficoltà tre fondi di microprestito a interessi zero: il fondo casa, il fondo lavoro e il fondo famiglia. Si tratta di quasi 15 milioni di euro, soldi che derivano dagli utili degli investimenti bancari e dagli immobili venduti.

investimenti in borsa: la diocesi (o in maniera diretta o attraverso l’Opera San Narno) possiede un pacchetto azionario Ubi banca ( due milioni e 500mila azioni, più un milione e 700mila in mano all’Istituto diocesano per il sostentamento del clero). Il titolo ha di recente ha subito fortissima svalutazione, la perdita virtuale che se ne genererebbe in caso di vendita delle azioni è stimata sui 21 milioni di euro.

Col crac di Veneto Banca la diocesi ha perso circa 300 mila euro

gli immobili La chiesa possiede case e palazzi (lasciti e donazioni etc) ma la loro gestione è molto onerosa ed il mercato è in stallo.  Recentemente un’operazione andata a buon fine è stata la vendita della Casa della Lavoratrice in via Autostrada e da qualche mese è in corso la trattativa per la cessione della Casa del Clero in via Albricci, ma sono episodi sporadici. Nel frattempo, ogni anno, gli enti che afferiscono al vescovo pagano un milione di Ici (compresi Patronato, Opera sant’Alessandro e Seminario), mentre le parrocchie complessivamente pagano un milione e 900mila euro.

A marzo 2016 si è anche saputo che i gesuiti  abbandoneranno BG lasciando il convento all’angolo tra via San Giorgio e via Quarenghi( 1.500 metri quadrati, realizzato dai francescani nel 1833),  la chiesa e le altre proprietà ( come il Teatro Prova)  alla diocesi di Bergamo. Del passaggio dei beni dalla Compagnia di Gesù alla Diocesi si occuperà una commissione e non è escluso che i gesuiti potrebbero limitarsi a cedere la chiesa e cercare di vendere il resto, perché c’è qualche dubbio sulla possibilità di un passaggio totalmente gratuito. (http://www.bergamopost.it/che-succede/i-gesuiti-bergamo/)

le opere  molti enti che agiscono in relativa autonomia ma poggiano sulla diocesi sono in crisi di fondi, ad esempio il Museo Diocesano e il Centro Congressi. Ad es il Centro Congressi fino a qualche anno fa funzionava soprattutto grazie ai convegni medici e agli incontri di rappresentanza. Oggi, con il nuovo auditorium dell’ospedale Papa Giovanni e la sistemazione di Sant’Agostino, le richieste di spazi a Palazzo Rezzara sono diminuite. Per non parlare del Seminario, da sempre un’isola felice, una cittadella meravigliosa ora in gran parte vuota e che non si può parcellizzare. La stessa Opera Sant’Alessandro, che riunisce diverse scuole, è andata in difficoltà a causa del calo di iscrizioni e sta mettendo mano a una ristrutturazione per ridurre sensibilmente i costi.

la casa editrice Sesaab di proprietà della diocesi, editrice de L’Eco di Bergamo. L’Eco è un giornale ancora in attivo, le altre testate del gruppo però sono in pesante perdita a causa del crollo della pubblicità e della diminuzione di copie.

GIOVANNI XXIII

studiò al seminario minore di Bg prima di vincere una borsa di studio, ed in seguito vi insegnò storia della chiesa. Sul seminario scrisse anche Gli inizi del Seminario di Bergamo e s. Carlo Borromeo, Bergamo, S. Alessandro, 1939

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