Trivia da bergamopost

 Cristo con la faccia del Bocia, la curia: «Il vescovo non sapeva»

«Non si riesce a capire se c’era chi sapesse oppure no». Questa la posizione della curia bergamasca sulla vicenda del Cristo dipinto nella chiesa dell’ospedale Papa Giovanni XXIII con la faccia del leader della curva atalantina Claudio Galimberti, il Bocia. «Ufficialmente a noi non è mai risultato nulla e il vescovo, monsignor Beschi, ha saputo della vicenda oggi. Quindi non possiamo dire nulla», spiega così al Corriere Bergamo il segretario generale della curia Giulio Della Vite. «Tutto qui, se poi ci volete fare un romanzo alla Dan Brown, vorrà dire che lo leggeremo». Il religioso ricorda quando era in fase di realizzazione il dipinto di Mastrovito: «Il procedimento con cui operò allora la commissione preposta fu molto laborioso. Mastrovito ci rivelò apertamente soltanto che si ispirò a persone che conosceva, e in particolare che uno dei volti accanto al Papa era quello di sua madre. A noi non disse altro. Abbiamo considerato l’insieme dell’opera e il simbolo che rappresenta. Se poi familiarmente Mastrovito lo abbia confidato a qualcuno… Beh, questo noi non lo sappiamo». Sulle pagine del Corriere trova spazio anche la rivelazione di Pippo Traversi, architetto e progettista della chiesa, che con Mastrovito aveva parlato appena dopo la realizzazione del Cristo: «Qualche tempo dopo l’inaugurazione, ci trovammo a tu per tu, seduti proprio su una panca della chiesa e glielo domandai: ma perché hai raffigurato il Cristo in quel modo? Dal punto di vista iconografico era senz’altro una scelta inusuale, quel volto. Non il solito Gesù, giovane e con le fattezze del bell’uomo con cui spesso è stato raffigurato. (…) Fu così che Mastrovito me lo rivelò. È il Bocia, ma non dirlo a nessuno. Una cosa che mi riuscì facile. Non frequentando l’Atalanta, quel nome non mi disse nulla».

Al Santuario di Caravaggio ora si può mandare alla Madonna una mail

Il Corriere della Sera Bergamo riporta che sulla homepage del nuovo portale del Santuario di Caravaggio è comparsa una sezione speciale, denominata “Lascia la tua preghiera”. Cliccando sull’icona che rappresenta la Madonna, si apre una pagina su cui l’utente può scrivere liberamente la propria preghiera alla Vergine. In sostanza, nello stesso Santuario dove erano stati montati dei pos per le donazioni con carte di credito, cosa che aveva creato un vero e proprio polverone mediatico nazionale, ora si può anche pregare la Madonna con una mail. Il rettore don Antonio Mascaretti spiega che «non è importante la forma della preghiera, ma il contenuto». Che poi aggiunge: «Trovo che sia anche un modo per avvicinare la Chiesa di Santa Maria in Fonte alle persone che non possono recarsi fisicamente a pregare la Vergine. Le invocazioni sul sito vengono poi stampate, unite a quelle consegnate a mano e deposte sull’altare durante l’adorazione del Santissimo».
Tempesta di cervelli in Curia
Venerdì si scatenerà in Curia un brainstorming mediatico. Il segretario generale, monsignor Giulio Dellavite, ha invitato i direttori delle testate giornalistiche orobiche a “sedersi attorno a un tavolo per aprire un dialogo e migliorare la comunicazione tra la poliedrica realtà ecclesiale della diocesi di Bergamo e il mondo dei media”. Monsignor Dellavite tende la mano, ma soprattutto l’orecchio: “Per noi è importante ascoltare il vostro punto di vista ed eventuali vostre attese”. Già che c’è, assegna i compiti a casa, si sa mai che gli ospiti salgano impreparati al Colle. I direttori sono infatti invitati a riflettere su una “traccia di lavoro” tratta dalla lettera pastorale del vescovo Donne e uomini capaci di carità. L’obiettivo finale dell’incontro, cui parteciperà lo stesso Beschi, è trovare il modo di far emergere “il bello e il buono della nostra Bergamo”. Good news, insomma. Ce n’è tanto bisogno.

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