Bergamo da bere – 12 novembre 1975 Il Giornale di Brescia

« Può anche accadere che, percorrendo in macchina la strada Brescia – Bergamo, o viceversa, si sia attratti – giusto a mezzo del nastro d’asfalto che collega le due cugine – da una grande scritta ala neon, gialla: dancing. E può ancora accadere che si concordi di andare a far quattro salti, ad ascoltare un po’ di musica in un locale nuovo dell’agreste, ma da qualche tempo anche industre paese bresciano, tutto sommato ancora di modeste proporzioni. Caspita, centinaia di macchine ammucchiate tra le case della strada che porta, perpendicolare alla Brescia – Bergamo, verso sud. Il dancing tanto frequentato si è dato il nome di felino africano, più grande dei gatti domestici, piuttosto feroce(ndr: Il Gattopardo). Si entra; alla cassa una sorridente, ma un poco sospettosa signora (visibilmente impacciata con i clienti nuovi), che fra lo stacco e l’altro di un biglietto d’ingresso timbra con una stellina il dorso della mano di alcune ragazze uscite dal bar e che ora ridiscendono nel dancing. Anche i nuovi arrivati scendono.
Personale con divise pesantemente filettate, come a Pigalle; l’enorme salone, con vasta pista polverosa( ma forse è la scarsissima luce ad esagerare l’impressione) e sedili a non finire; una scala misteriosa che va e che viene tenedosi affettuosamente la mano. Stupisce un poco che le cinque o seicento persone munite del biglietto che promette una lotteria ( lire duemila, consumazione a parte) stiano riunite quasi tutte differenziandosi secondo il sesso. Che ballino, anzi, conservando gioiosamente il “distinguo”. Ma, nei nuovi arrivati, sempre meno stupiti e sempre più imbarazzati, le prime impressioni si confermano. L’ultimo filo di dubbio è spezzato allorchè lo speaker (elegantissimo in grigio perla, ma con gli zoccoli da spoiaggia) annuncia che sta per incominciare il programma: una bomba, l’applauditissimo numero. Il semi-strip della biondissima cantante, con microfono e bocca che si muove, è interpretato (come ci informa un efebo bruno, senza giacca ma con berrettino a quadretti alla Serge Reggiani, addirittura delirante) da un tipo, che a Brescia, di notte, nei pressi della stazione, fa fermare le macchine. Canta Donatella Moretti, ma è tanto bello credere per un attimo che la voce sia del divo travestito.
Lo speaker riprende le fila della serata, rispondendo agli applausi, domani il “numero” verrà riconcesso. Le coppie degli omosessuali riprendono a danzare, tranquille beate, ostentando felicità. Due robusti uomini, coin il viso adusto dei fittavoli; all’attacco della scala misteriosa, abbracciano sé stessi e una colonna, baciandosi non sulle guance. Cme molti altri, ovviamente, non contagiandosi con l’altro sesso.
L’imbarazzo è divenuto nausea, schifo, ripulsa. I nuovi clienti ne hanno di troppo, se ne vanno domandandosi se davvero hanno visto giusto. Noi nulla abbiamo da dire sulle “nature diverse”, alla Pasolini, anche se osavamo sperare che i loro indici di diffusione non fossero anche nel Bresciano così disarmanti. Ma farsi gli affari propri in disparte, lontano (per rispetto degli altri, ove non fosse per pudore) dai “normali” può anche stare bene. In pubblico tali spettacoli si chiamano ancora atti osceni, e fanno reato. Incredibile che la squallida realtà che segnaliamo soprattutto ai padri e alle madri della zona, ma anche della città (cinquecento – seicento nostri giovani, molti di loro domani padri e madri dei nostri nipoti), sia fino ad ora sfuggita ai tutori dell’ordine, esemplarmente implacabili, in passato nei confronti di locali che al confronto sono per educande.
Tutto meravigliosamente tranquillo ed indisturbato, a metà strada tra Brescia e Bergamo. Poniamo fine allo sconcio, per favore, mentre corrono voci secondo le quali il dancing dalla denominazione felina starebbe per divenire un 2club privato”, con tanto di tessera e quota. Solo “per noi”, come sospirano “i diversi”. Non aspettiamo sempre i delitti dell’Idroscalo romano per accorgerci della marcia realtà di Piazza dei cinquecento. »

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