Francesco Jodice – Citytellers

big_326768_5318_sao-paulo-r34-copy_updSerie di tre video e sei fotografie “Citytellers è un progetto di ricerca sui futuri scenari urbani e le diverse forme di neo-umanesimo. L’opera è costituita da una serie di film che indagano i mutamenti nelle maggiori megalopoli contemporanee con particolare attenzione ai nuovi fenomeni sociali, politici, economici e religiosi. Citytellers è un progetto d’arte che dedica particolare attenzione a comportamenti spesso invisibili quali i fenomeni di auto-organizzazione, le economie alternative, le grandi diaspore. Citytellers è un sensore in movimento che ci racconta un nuovo paesaggio delle modificazioni. Il progetto si espone con un doppio display: un vernissage simultaneo in uno spazio proprio del sistema dell’arte contemporanea (museo, fondazione, biennale, etc;) ed in uno spazio di larga comunicazione (televisione, web, film festival, etc;) allo scopo di usare questi ultimi come protesi dello spazio per l’arte e di portare l’opera d’arte a confronto con un pubblico più vasto ed inatteso.”

 

Presentazione del progetto dal sito del fotografo (da spulciare):

Sao Paulo_Citytellers, film, HDV, 48′, 2006
Quasi diciotto milioni di persone vivono a San Paolo.
Per compensare le difficoltà di governo di questa iper-città, hanno luogo molti fenomeni di autogestione. Le storie raccontate sono inimmaginabili, racconti di luoghi e persone che sono precorritori di un nuovo stile di vita.
Aral_Citytellers film, HD, 48′ 06″, 2010
Le città, il paesaggio e le comunità intorno al lago di Aral sono state lo scenario del più drammatico e devastante laboratorio scientifico-militare della guerra fredda. (…)Le comunità che ancora oggi vivono nelle città sul lago con il deserto al posto dell’acqua sono diventate una sorta di “archeologia dell’umanità”.
Dubai_Citytellers, film, HD, 57′, 2010
“Non pensate a Dubai come a una città. Pensate Dubai come una corporazione”.
Nicholas Lawrence Mcgeehan
1_citytellers_vasi-comunicanti-dida

articolo di Domus (http://www.domusweb.it/en/news/2011/02/23/francesco-jodice-citytellers.html)

Estratto da un’intervista a J, tratta dal suo sito

GM: Hai strategicamente adottato il registro linguistico del reportage e lavorato in team, come se le immagini e il prodotto filmico fossero strumenti di avvicinamento a una supposta verità soggiacente. Non pensi che questo possa costituire un rischio rispetto a un’opera che in ogni caso non può identificarsi tout court con un lavoro di inchiesta?

FJ: Ne sono consapevole e, infatti, tanto il mio lavoro fotografico che quello filmico hanno una sorta di principio costruttivo che consiste nel mettere lo spettatore in un disagio percettivo. Tale effetto è tecnicamente conseguito da artifici quali le sovraesposizioni grazie alle quali le figure sembrano fluttuare nel paesaggio e più nello specifico del video assumo tecniche tipiche del noir realizzando documentari che preservano un carattere cinematografico mettendo in dubbio l’attendibilità di quel che si vede. Quel che più mi interessa è mettere lo spettatore di fronte a verità da verificare. Mi piace tuo riferimento al lavoro di “inchiesta” perché effettivamente i miei film necessitano di un lungo lavoro di verifica dei contenuti e a loro volta sono verificabili, ma, al tempo stesso, è la loro mera plausibilità che ne costituisce la qualità artistica, il dubbio sulla veridicità che porta lo spettatore a interrogarsi sul tipo di esperienza che sta compiendo di fronte a qualcosa che potrebbe sembrare impossibile, a immagini che si offrono come artifici costruttivi generali, però, da cronache all’attualità.

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